lunedì 6 luglio 2009

Carichi sospesi

C'era una volta, tanto tanto tempo, una giovane donna che girava il mondo, prima per diletto, poi per lavoro. Cresciuta in austeri campeggi liberi da genitori simil-hippy e abituata a viaggiare agilmente sui traghetti per la Grecia, i treni indiani, i coche sudamericani e i tuk tuk nepalesi, ella portava con sé solo poche cose, stipate con perizia dentro un vecchio zaino da montagna. Peso massimo 12 kg, ingombro minimo, entrambe le mani libere.

Ma si sa come vanno queste cose, il tempo passa, le cose cambiano, la famiglia si allarga, i figli arrivano...

Ieri, per stare un solo giorno all'aperto con il Tòpolo, la suddetta mammozza ha caricato 4 borse piene fino all'orlo. La macchina sembrava pronta per la transumanza di una famiglia di 8 persone.

Questo mi fa riflettere: se 1 giorno = 4 borse, a quanto sarà uguale 2 settimane?

Non sono mai stata un genio in matematica, ma sento che il risultato si avvicina pericolosamente al Tir.

Se poi consideriamo che qui boccheggiamo intorno ai 30° e in Trentino ce ne saranno un bel po' di meno e che, quindi, dovrò fare scorta di maglioni, felpe e scarpe pesanti sento che potrei essere pronta a noleggiare un furgone per traslochi.

Infine, visto che le 2 persone con le quali viaggerò non sono ancora in grado di prepararsi la borsa (uno per evidenti limiti di età e l'altro per evidenti limiti... ehm... maschili) sarà meglio che inizi a organizzare l'esodo.

Che il cielo mi aiuti.


giovedì 2 luglio 2009

Vita da parco

C'è il nonno con la maglietta a righe, sempre la stessa, che prende per mano la nipotina e l'aiuta a camminare: la nipotina in una mano, la sigaretta nell'altra.

C'è il nonno coi baffi che arriva già sudato e con il pallone, che forma una squadra di calcio e sbraitando come un pazzo organizza tornei di calcetto con bambini ipereccitati e isterici che si contendono la palla come belve assetate di sangue.

C'è la mamma russa, che spinge il passeggino con il suo bimbetto dentro per chilometri e chilometri, sempre parlando al cellulare e mai con il bambino.

Ci sono quelli con 2 figli piccoli, divisi da pochi mesi, che arrancano spingendo doppi passeggini stipati come container, urlando ora a uno ora all'altro ordini che non verranno mai ascoltati.

Ci sono nonne apprensive, che come instancabili muezzin recitano la stessa litania per ore e ore: nonsalirenonscendereguardachetisporchiattentochecadi

nonvedichetifaimalevieniquitornalàsalisulloscivoloorascendi

guardacheandiamovia....

Ci sono mamme esauste, la cui autorità è andata a farsi benedire anni orsono, che lottano inutilmente con figli tiranni.

Ci sono bambini che vanno in bicicletta nella ghiaia a velocità supersonica e papà che spingono biciclette con le ruote.

Ci sono bambini che giocano a pallone, che salgono sugli alberi, che si fanno i gavettoni alla fontanella, che cadono, rotolano, ridono, fanno merenda, gridano, piangono.

Ci sono le mamme arabe, silenziose nei loro foulard multicolori, sedute a gruppi di generazioni sulla stessa panchina, nonne, mamme e figlie che guardano con occhi spenti la prole che gioca.

Ci sono gruppi di adolescenti, tirati a lucido come Fonzie, troppo nervosi dietro gli occhiali scuri, attaccati ai cellulari come naufraghi al salvagente.

Ci sono le neo-mamme con i pargoli in braccio che si dondolano su un piede e sull'altro, con le occhiaie e l'aria stanca, non ascoltano nessuno ma raccontano raccontano raccontano di come il bimbo non dorme, ha le coliche, piange senza motivo, ha troppo caldo, non fa la cacca, non aumenta di peso...

Questo è il nostro piccolo, grande parco.

Se passate di qui venite a trovarci, siamo sempre in fondo, nell'angolo più fresco, sulla stessa panchina, quella con su scritto IO E VALE 4 EVER e CICCIO LAVATI e FRA' TV1MDB IO E TE 3MSC.


- 8

Manca una settimana e un giorno alle ferie.
Meno male, non se ne può più. Un'estate così calda con un bambino così piccolo può mandare ai pazzi chiunque, davvero.

Ad oggi, il mio raggio d'azione è pari a 400 metri intorno a casa, ovvero casa - parco - casa, il tutto se c'è ombra.
In pieno sole posso strisciare lungo i muri e scendere nei parcheggi sotterranei, come un vampiro, per raggiungere la Coop, ma non posso andare oltre: il Tòpolo gradisce pochissimo la macchina e non se ne parla di conquistare posti leggendari come la Bennet (1 km da casa) o la piscina.
Fra una settimana partiamo, tenteremo di arrivare nientepopodimeno che in Trentino, 3 ore e 1/2 di macchina previste. Come faremo, non so.
Partiremo all'alba, con la macchina stracarica e, si spera, un Tòpolo nel mondo di Morfeo.

Bramo il Trentino come un assetato l'oasi che lo riporterà in vita: sogno i 23° delle giornate montane, con notti addirittura sotto i 15°, immagino passeggiate in un verde che non sia quello del parco di Ovada e, addirittura, mi emoziono alla sola idea di prendere un po' di sole.
Pensate, segretamente fantastico anche di riuscire a dormire per più di 5 ore per notte.
Una follia.

Resta da capire come riuscire a stipare i bagagli di 2 adulti e un poppante nel bagagliaio di una macchina come la nostra, ma son dettagli: a costo di rubare un carrello al supermercato e attaccarlo dietro con un gancio raggiungeremo il benedetto Trentino.

martedì 30 giugno 2009

Cercasi controfigura

Sono anni che sento ripetere da amiche e conoscenti la stessa frase: “Vedrai! (sorrisetto) un figlio ti cambia la vita!”.

Certo, pensavo, come potrebbe essere altrimenti? La gioia della gravidanza, la pancia, la famiglia che si allarga, i ritmi cambiano, le emozioni della maternità, chi resterebbe lo stesso?

Macchè.

In realtà, quello che volevano dire è: vedrai, un figlio ti cambia il fisico!

Te ne accorgi lentamente, non subito, diciamo che 3 mesi dopo la nascita è evidente che il tuo corpo non ha più la tua stessa età, ma ha compiuto un balzo spazio-temporale ed è improvvisamente diventato il fisico di una 60enne.

Apro gli occhi al mattino e conto gli acciacchi: la schiena indolenzita per la posizione “Tutankamon” assunta nella notte, le braccia doloranti per i 6 kili del Topolo portati in braccio, il collo bloccato per l'allattamento da sdraiata, piedi e gambe gonfi per la circolazione andata a farsi benedire.

Mi alzo barcollando, incespicando nelle ciabatte e prendendo regolarmente in pieno lo spigolo del letto (sempre nello stesso punto, ho un bell'ematoma).

In bagno la prova dello specchio è patetica: occhi pesti, spalle curve, pancia molle e chiappe pendule come le orecchie di un cocker.

I capelli sono tornati quelli da adolescente, nella mia triste vita pre-piastra: né lisci né ricci, semplicemente arruffati.

Salgo sulla bilancia, che ogni giorno, beffarda, mi ricorda che sono stata 18 kili in più e ancora qualcuno mi è rimasto addosso.

Torno in camera e provo a vestirmi: la metà dei pantaloni è stretta e la meta delle maglie non va bene perchè non è aperta sul davanti e non mi permette di allattare.

Risultato: ho il guardaroba di Barbie "Piccola Fiammiferaia," 3 paia di pantaloni e 5 magliette fruste.

A quel punto, se non sto già piangendo, poco ci manca.

Meno male che, nei giorni più difficili, quelli in cui inizio la trita litania “nonhonientedamettermi, nonmistapiùniente, sonouncatorcio, sonovecchia, sonobrutta” interviene un entusiasta maritozzo: sarai anche un ravatto, ma hai due tettone giganti!!!.

Appunto.

Evidentemente il fascino della mucca è un sempreverde.

lunedì 29 giugno 2009

3 mesi


Fra una settimana il Tòpolo compie 3 mesi, mi sembra nato mille anni fa.

Tre mesi sono veramente lunghi, se penso ai primi giorni, alle prime settimane... brrr! mi vengono i brividi, non tornerei indietro per niente al mondo.

Quanti pianti, miei e suoi, quanta paura, quanta ansia, quanta stanchezza!

Adesso va bene, ogni giorno che passa va sempre meglio: abbiamo imparato a conoscerci e, soprattutto, a fidarci.

Lui si fida di noi, sa che accorreremo al suo pianto nel minor tempo possibile, sa che verrà sfamato, che gli saranno cambiati panni e pannolone, che verrà tenuto fresco e pulito.

Mi riconosce, guarda il mio viso e al mattino appena sveglio, per quanto affamato, un sorriso me lo regala sempre.

Ha imparato a riconoscere anche il papà, sorride e parla anche a lui, lo illumina di gorgoglii, versetti e sorrisi sdentatissimi e speciali.

Io ho imparato ad amarlo. Credevo che una mamma amasse il suo bimbo dal momento in cui lo sentiva muovere nella pancia oppure da quando lo vedeva per la prima volta.

Non è così.

Io sento che l'amore che ho per lui è cresciuto giorno per giorno: ogni pianto, ogni crisi, ogni volta che si calmava tra le mie braccia, ogni poppata, ogni volta che si è addormentato sulla mia spalla o tra le mie braccia, ogni sua espressione, ogni suo sorriso hanno aumentato il mio amore per lui e fatto capire quale miracolo sia avere un bambino.

Se devo essere sincera, lo amo immensamente di più adesso che non 3 mesi fa.

Un unico dubbio mi rimane: come mai sorride infinitamente di più al suo orsetto azzurro che non a papà e mamma?!?

martedì 23 giugno 2009

L'oggetto misterioso

Oggi vi propongo un indovinello: quale è l'oggetto indispensabile che non deve assolutamente mancare per la cura e il benessere di ogni bimbo?
No, non è il fasciatoio, nemmeno la vaschetta, nemmeno il pannolone, la cremina allo zinco, lo shampino, i cotton fioc, le salviettine umidificate e nemmeno il ciuccio.
Vi do un indizio: se lo vedete, non sapete nemmeno usarlo. Eppure, senza, è impossibile andare avanti.

Signore e signori, stiamo parlando del SONDINO.

Il sondino è un tubicino di plastica lungo circa 8 cm, molto sottile e sforacchiato. A cosa serve, direte voi? Ecco: se introdotto nell'apposito pertugio esso libererà immediatamente il pargoletto da flatulenza e, ehm, scorie più o meno solide.

Diciamo che in un periodo di gravi coliche come quello fino ai 3 mesi il sondino è utilissimo.

Noi di solito lo usiamo verso le 6 del mattino, dopo che per tutta la notte il Tòpolo si è contorto nel lettino in preda a crampi e puzzette.

Si fa così: si accende la luce e si sdraia il Tòpolo sull'apposito asciugamano; si slaccia il pannolone e si aspetta che faccia pipì con il pannolone sul pisellino (operazione superflua, la pipì non la fa); si unge bene il sondino con olio di mandorle e... ci si prende la pipì in faccia (o sul letto, o in mano, o sulla tutina); si asciuga la pipì e si riprende il sondino; si introduce il sondino e... PFFFFFFFFFFFFFFFHHHHHHHH si assiste alla fuoriuscita di tanta di quell'aria che manco la galleria del vento; dopo di che.... PPRRRPPPRRRRRRR si cerca di arginare la fuoriuscita del resto (inutile: non esiste pannolone o asciugamano abbastanza grande a contenere il resto).

Affascinante come un esserino tanto minuscolo contenga una tale quantità di aria e resto.

Ogni volta il maritozzo commenta “nostro figlio c**a come un dinosauro” (il Triceratòpolo forse?).

Finita l'operazione si prende la idropulitrice ad acqua e vapore e si disinfesta l'ambiente oltre che, naturalmente, il piccolo dinosauro.

Questa folcloristica impresa si ripete almeno una volta al giorno.


P.S. La definizione esatta di questi tubicini è “sondino femminile”; a cosa mai possa servire a noi donne, lo ignoro. Se qualcuno vuole illuminarmi mi scriva.

lunedì 22 giugno 2009

Dammi il 5, fratello!

Oggi ho portato il Tòpolo dalla pediatra, la dott.ssa Magò per una visita di controllo.

La visita si svolge sempre nello stesso modo: sdraio il Tòpolo sul lettino, lo svesto e Magò lo pesa e lo misura. Per gli appassionati, rivelerò le stratosferiche misure del nostro colosso: Kg 6 e cm 66, le misure di un bimbo di 6 mesi (parole della stessa Magò).

Un rapido controllo alla pelle (“ha la pelle di un guanto, neanche un brufolino, complimenti!”), un auscultatina al cuoricino e poi la domanda che tanto temo: quante poppate fa al giorno?

Ecco.

Io qui sono un cuore di leone e un cuore d'asino, come si dice dalle mie parti.

Cuore di leone ruggirebbe con orgoglio la verità: 9 poppate al giorno, dottoressa Magò!!!

Cuore d'asino, conscio del prevedibile cazziatone, raglia un flebile mah... circa 7... 6... forse 8...

Imperturbabile la dottoressa, che tanto non ascolta le risposte, dichiara perentoria che verso i tre mesi e ½ – quattro le poppate devono diventare 5.

5?!?!

Ma come 5?!

Impossibile.

Lei non conosce il Tòpolo.

Il Tòpolo usa la tetta come panacea contro qualsiasi cosa: caldo? Una bella poppatina! Sete? Una bella poppatina! Fame? Una bella poppatina! Nervoso, sonno, stanchezza, noia, stress da parenti, insonnia, voglia di qualcosa di buono? Una bella poppatina!

Come caspita faccio a ridurre tutte queste necessità in solo 5 volte al giorno?

Magò dice di dargli la mela della Plasmon (non quella vera, mi raccomando, quella omogeneizzata, bleah!) per “tappargli il buco”.

Ok, poniamo il caso di riuscire a tappare il buco della fame con una mela, e il resto?

Cosa faccio ad esempio per la noia, lo mando al cinema?

E per rassicurarlo, lo mando dallo psicologo? Me lo vedo già... si accomodi signor Tòpolo, come andiamo oggi? Mah, sono un po' giù, non mi danno più la tetta, mi sento parecchio defraudato dei miei diritti, sento una qual certa rabbia nei confronti della mamma... Suvvia!!!

Mi devo ricordare di mentire alla prossima visita: 5 cara Magò, le poppate sono 5, tutto come da manuale!